CHERRY BLOSSOM

TOKYO 2014

E' come un richiamo tornare in questa città. Passano i giorni, i mesi, e la mente, il cuore, ti portano a pensarla. Si instaura un legame invisibile. Tokyo ti dona molto, ma pretende un dazio: ricordarla per sempre. Quando sono emersa dalle profondità della metropolitana, sono stata avvolta dall'odore tipico della tempura, subito dopo da quello dei ramen. Gente sulle enormi strisce pedonali, uomini che richiamavano l'attenzione a gran voce per attirare clientela nei loro negozi, bambini in divisa scolastica con cartelle troppo grandi per le loro spalle. Il vento che soffia all'uscita ovest di Ikebukuro station, ti fa danzare un ballo antico, mentre cerchi di coprirti con le vesti. Mi svegliavo con l'alba, iniziando la mia giornata, lungo le strade che non dormono. Ho incontrato un paio di host boy, ingellati e tiratissimi, con le loro scarpe a punta, che mi hanno invitata a bere con loro. Una preda occidentale, ho pensato. Straniera in un luogo che sentivo mio da molto tempo. Quello era il momento ideale per scattare fotografie. La luce rifletteva sulle superficie a specchio dei palazzi, si perdeva in fondo agli enormi viali, frammentati da semafori. Le persone, non facevano caso a me, alla mia macchina fotografica, al mio spiarle da lontano, per non interrompere la loro routine: il corso stesso dell'esistenza. Ero un'ombra proiettata ad oriente. Un uomo anziano, su un bus che sembrava vecchio di cent'anni con un sorriso di un vent'enne, mi ha raccontato la storia della sua vita. Mi ha donato il suo biglietto da visita, onorato di aver conosciuto un'italiana. Se ti senti perduto nei labirinti dei quartieri, qualcuno ti aiuterà, portandoti personalmente alla meta. Se torni più volte nello stesso ristorante, beneficerai di un dolce in omaggio, solo perchè orgogliosi che tu abbia apprezzato la loro Terra. Tokyo è ricca di contraddizioni, che coesistono perfettamente. Sono passata da un matrimonio tradizionale al tempio di Meiji Shrine, alla affollata e colorata via di Harajuku, dai maid cafè ad un parco abitato da barboni. Tokyo pretende tutta la tua attenzione. Le enormi scritte al neon urlano affinchè tu le possa ascoltare, persone svaniscono veloci inghiottite nei condotti suburbani. Mi ero portata una guida dei quartieri, ma ho deciso di perdermi, di scendere in stazioni a caso della metro e del treno, e di camminare, lasciando che fosse l'istinto a guidarmi. Non mi sono mai sentita persa o impaurita, non esiste la microcriminalità. Perdersi vuol dire entrare in contatto con gli aspetti più veri di una città. Perdersi vuol dire vedere, con i propri occhi, nuovi e curiosi, la vita degli altri: ogni soggetto nascondeva, tra rughe del viso e ciglia finte, una storia scritta in kanji. Tutti perfettamente ordinati, in fila. Per un'istante così lenti e pacati, e poi in corsa come se non ci fosse un domani. Per un fotografo, Tokyo è un perfetto compendio per ogni tipo di situazione e soggetto. Annoiarsi è impossibile, forse perchè tutto è talmente lontano dalla concezione e coscienza occidentale e tutto appare diverso, anche il quotidiano. In Oriente sembra tutto una cerimonia. La prima volta che ho comprato in un negozio, la commessa mi ha fatto cenno di accomodarmi fuori. Ha preparato il pacchetto con cura, e dopo, ha fatto un inchino profondo, porgendomi la borsa e ringraziandomi di aver scelto il loro shop per i miei acquisti. Un'educazione, o apparentemente tale, che lascia senza parole. Tokyo è una sferzata all'animo, un'oceano di creatività, un sisma d'emozioni. Il suo ricordo è negli occhi quando torni a casa. Vorresti prendere la yamanote line per andare fino ad Akihabara, o scendere a comprare stoffe a Nippori, o fuggire verso Kamakura, in cerca del Buddha gigante. Tokyo è una fuga da tutto ciò che crediamo di essere ed invece non siamo: rompe i limiti, le barriere, gli ostacoli. Dall'altra parte del mondo, il sorgere del sole sembra donare nuova speranza. Ed i petali di ciliegio danzano mentre cadono. E' subito hanami.

Scroll to Top